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NAPOLI – Paura nel metrò. Quello che è accaduto nella stazione linea 1 di Piscinola della metropolitana di Napoli è soltanto l’ennesimo atto gratuito di violenza.

Erano da poco passate le 20 di giovedì sera, quando, dopo un ritardo del treno di circa mezz’ora, annunciato regolarmente dagli altoparlanti, alcuni viaggiatori in attesa vengono spostati sull’altra banchina (a Piscinola ogni treno cambia binario in quanto stazione capolinea). Il convoglio finalmente arriva, e come al solito è visibilmente vandalizzato – altro problema atavico contro il quale Metronapoli si trova a fare i conti quasi quotidianamente – vetri rotti, porte con gravi segni di scasso. A quel punto comincia l’incubo per l’agente di stazione e la guardia giurata in servizio.

Una banda di balordi, circa una decina, stile «Arancia meccanica», aggrediscono dapprima la guardia giurata – la quale, allarmata, stava cercando di raggiungere e prestare soccorso al macchinista del treno – buttandolo giù dalle scale e prendendolo a schiaffi, riducendo in mille pezzi i suoi occhiali.

Poi, non soddisfatti, i teppisti si dirigono verso il varco di ingresso della stazione di Piscinola, dove se la prendono con il giovane agente di stazione circondandolo e colpendolo con calci e pugni. E non è finita. Il gruppo cerca di entrare nella stanza dei macchinisti, situata sulla banchina, cercando di aggredire tutti i presenti. Le vittime della violenza sono state poi trasportate al pronto soccorso in ospedale con prognosi di otto giorni per la guardia e dieci giorni per l’agente.

Adesso le forze dell’ordine passeranno al vaglio le immagini della telecamere interne, per cercare di individuare i colpevoli.

Intanto ieri, alcuni colleghi degli agenti aggrediti hanno denunciato su facebook la mancanza di sicurezza e la situazione di difficoltà nella quale lavorano e per far sentire la propria vicinanza alle due vittime. «Solidarietà completa alla guardia e all’agente alla stazione di Piscinola – si legge in uno dei messaggi lasciati in bacheca – che hanno dovuto subire un’aggressione così violenta sotto gli occhi dei tanti presenti, nel silenzio che ci accompagnerà sempre nella città più violenta e omertosa del mondo; stasera mi vergogno di essere napoletano».

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